
La madre e il padre di mio marito si sono sposati giovanissimi e molto innamorati. Si erano incontrati in chiesa. Il fratello di mio suocero era il parroco del paese, da poco trasferitosi nel paesino di mia suocera, seguito dalla sua famiglia. Mia suocera aveva appena compiuto sedici anni e si sposò a diciotto. Il suo abito da sposa fu ricavato da un paracadute di un soldato americano, acquistato da un ambulante. I paracadute erano di seta e la sarta ne tirò fuori un bel vestito. Nell’immediato dopoguerra, infatti, causa la miseria, si cominciano a rivendere gli indumenti usati, lasciati degli americani, le coperte militari, con le quali si confezionavano caldi cappotti, e i paracadute per vestiti eleganti. Nei mercatini, si crearono dei settori destinati alla vendita dei “panni americani”. Li riconoscevi subito perché, ancor prima di avvicinarti, un odore acre di disinfettante ti giungeva al naso. Infatti, per la paura di virus o funghi annidati nei panni, prima della vendita venivano disinfettati.
Nel 1960 avevo 5 anni e avevamo come vicini una famiglia che viveva del commercio di panni americani. Era una famiglia numerosa. Alcuni figli erano sposati e altri vivevano in famiglia e lavoravano tutti per quel tipo di attività. Il padre, piuttosto anziano, faceva da “capo”. La madre curava la casa e la cucina ( non ho mai mangiato una pasta e fagioli così buona come quella che cucinava quella signora. Ero piccola e ogni tanto mi piaceva giocare con una loro nipotina e curiosare nel magazzino, sotto casa loro e, spesso, all’ora di pranzo insistevano perché rimanessi. Se c’era pasta e fagioli, non me lo facevo ripetere due volte, nonostante le proteste di mia madre). Ricordo che le tre sorelle giovani avevano, come compito, proprio quello di lavare e disinfettare “le pezze” e di stirarle.Il magazzino era saturo di quell’odore. Io e mia sorella le chiamavamo “le signorine della lavanderia”. Dopo aver stirato , sistemavano, separando abiti da lenzuola ed altro, ordinatamente una cosa sull’altra, facendo delle balle che i fratelli aprivano ai mercati per venderle sui banchi. Il commercio doveva rendere bene, perché in breve acquistarono case e terreni e si trasferirono altrove.
Infatti, finito il periodo in cui si acquistavano queste merci per necessità, negli anni 70 ai soliti clienti si aggiunsero anche giovani studenti che cercavano abiti originali, o costumisti ed il mercato era sempre florido. C’è stato poi un declino, dovuto alle migliorate generali condizioni di vita, e a questo tipo di acquisto si sono rivolti quasi esclusivamente cittadini extracomunitari alla ricerca di merci a basso costo.
Oggi il mercato dell’usato ha ripreso vigore. E’ di moda il vintage? E’ un modo per aiutare l’ambiente con il riciclo ? O è diventato un mezzo per sbarcare il lunario?
Mi piacerebbe pensare che sia dovuto solo alle prime due ipotesi, ma …
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cronaca -
“Le signorine della lavanderia”
3 febbraio 2012, ore 13:24, postato da basilico
















