Il biglietto della lotteria

Oggi vi faccio leggere un racconto che, alla fine, scoprirete essere una storia vera. E’ contenuto in un mio libro che ha per titolo proprio ” Come un blog- Basilico” e che ha vinto un secondo premio per inediti, ma che ancora aspetta di essere pubblicato.
“Il biglietto della lotteria
Il televisore era ancora un lusso e solo poche famiglie ne avevano uno in salotto. Quando c’era una trasmissione interessante, il salotto si trasformava in una piccola sala cinematografica. I parenti e gli amici cari, che non lo avevano, si riunivano per assistere al programma ambito. La stessa cosa succedeva nei bar.
Allora la lotteria Italia era abbinata ad un programma musicale “Canzonissima”. Era una gara canora tra i big della canzone e ad ogni canzone finalista veniva abbinato il biglietto vincente. C’erano anche molti premi di consolazione e, a dire il vero, i più sognavano proprio quello. I piccoli hanno piccoli sogni e piccoli desideri. Certo, vincere il primo premio sarebbe stato fantastico, ma era meglio sperare in quelli di consolazione, che erano molti e c’era maggiore probabilità di veder realizzato il proprio sogno. Il sabato sera erano tutti a guardare la trasmissione, che permetteva di sognare.
Chiara e Maria erano due sorelline rispettivamente di 5 e 3 anni. Il loro papà era un semplice impiegato di un ufficio postale di un piccolo paese, appena appena toccato dal boom economico. La mamma, casalinga, era bella, buona, gentile e affabile. Era una brava donna di casa. Curava la casa e la famiglia riuscendo a far valere molto di più il modesto stipendio del marito, che era solito dirle, apprezzandola , che da una lira ne faceva venir fuori due.
Cuciva, ricamava, lavorava a maglia e, spendendo poco, riusciva a fare ottimi pranzetti. Il sogno di questa bella famigliola era, però, una casa propria, magari con un giardino dove le bambine potessero giocare, un piccolo orto. Il papà sognava anche una automobile, magari una Fiat Belvedere o anche una Fiat Giardinetta. Così la domenica avrebbero potuto far visita ai nonni che abitavano lontano dal paese, in campagna. Queste automobili erano piccole utilitarie, una Fiat Cinquecento di adesso.
A quel tempo i biglietti della lotteria erano venduti alle poste, proprio come i francobolli. Il costo non era eccessivo e se ne vendevano abbastanza. Quell’anno si era arrivati all’ultimo giorno e di tutti i blocchetti era rimasto uno con due biglietti invenduti. Era una seccatura! Bisognava fare un verbale, allegare il blocchetto con i biglietti invenduti. Insomma sarebbe stato molto meglio che qualcuno li avesse comprati. Il papà di Chiara e Maria li guardò a lungo: avrebbe voluto comprarli e riporre in essi tutte le speranze di veder realizzati i sogni suoi e di sua moglie. Ma non si poteva permettere quella spesa, pure minima. Prenderne uno, comunque, non avrebbe impedito tutto il lavoro per la restituzione. Così stava per compilare il verbale, quando entrò in ufficio, per un saluto, il medico del paese. “Buona sera Dottore, volete questi ultimi due biglietti della lotteria, è già ora di chiusura e devo restituirli. Le bambine mi aspettano e non ho ancora comprato loro la calza della befana, farò tardi per compilare questo verbale e rimarranno senza”.
“Due? No, facciamo uno a me e l’altro a te”. Fu la risposta del dottore. Così un biglietto finì nelle tasche del Dottore e l’altro nel portafogli dell’impiegato, conservato come una banconota di grosso taglio.
Era la notte della Befana e le bambine erano eccitate. Allora solo all’Epifania si ricevevano i doni e la calza con le caramelle. Ogni anno l’amministrazione delle poste dava giocattoli ai bambini dei propri dipendenti e così il dono era assicurato, ma la calza sarebbe stata misera, proprio per via di quel biglietto, comprato all’ultimo momento.
Comunque al risveglio furono felici di trovare delle belle bambole e soprattutto di non aver trovato cenere e carbone.
Nel pomeriggio tutti davanti al televisore nel salotto, per assistere all’estrazione dei biglietti della lotteria. Che delusione! Tutti i sogni infranti!
La vita, la casa, la bicicletta per spostarsi sarebbero state quelle di sempre.
Il papà tolse il biglietto dal portafogli e lo diede a Chiara, che osservò con piacere la bella margherita sul biglietto, lo arrotolò e lo infilò nella piccola tasca del grembiulino che la mamma metteva sempre alle bimbe, per evitare che sporcassero gli abitini.
Il mattino dopo, mentre la mamma svolgeva le faccende di casa e le bambine giocavano con le bambole, il papà tornò inaspettato dal lavoro in compagnia del dottore. Quest’ultimo aveva comprato il quotidiano e aveva letto i numeri dei biglietti, che avevano vinto il premio di consolazione di un milione (era alla fine degli anni 50). Non aveva vinto ma il biglietto vincente il premio di consolazione era stato venduto nella loro provincia ed era giusto un numero in meno del suo. Aveva dedotto che poteva trattarsi del biglietto che aveva rifiutato e che l’impiegato aveva comprato per sé. Così era corso in ufficio e poi a casa per verificare. Il povero padre era disperato perché ricordava di aver dato il biglietto a Chiara per farla giocare. Sicuramente lo aveva strappato, dopo il gioco. La mamma, sentita la cosa, anche lei in preda al panico, chiese alla bimba cosa ne era stato del biglietto con la margherita, ma ella rimaneva in silenzio. Maria, in un lampo, infilò le mani nella tasca del grembiulino della sorellina e tirò fuori un minuscolo rotolo.
Era proprio il biglietto vincente ed era anche il compleanno di Chiara. Che festa, che gioia, non solo per la piccola famigliola ma per i parenti e gli amici cari. Ognuno ricevette una piccola parte della vincita o in soldi o in regali. I soldi non erano una fortuna ma servirono per dar vita ai sogni.
Fu comprata la macchina anche se di seconda mano, fu acquistato il terreno e gettate le fondamenta per la casa. Ci vollero anni di sacrificio ma alla fine fu costruita una bella casetta, tuttora esistente”
dove mia madre, a Natale, ancora prepara un pranzo fantastico.

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